Il Vento
Ossi di seppia al vento.
In una sequenza ideale, questo è l'ultimo dei quattro dipinti: dalla tensione all'alto del corporeo e terreno, al fuoco che attrae a sé e tutto illumina, fino al confondersi dei piani spaziali e degli elementi, si giunge qui a rappresentare il riscatto e, per così dire, l'elevazione dei più umili relitti marini, gli ossi di seppia, che il mare abbandona dietro di sé cedendo alla terra. Si tratta di un'ottica chiaramente deformante in cui la cose non appaiono nel loro realismo, ma come l'artista le vuole vedere: ossi di seppia non lunghi, affusolati e opachi, come si incontrano sulle spiagge, ma trasparenti, vitrei, tondeggianti. Vibrando nell'aria, appaiono leggeri, aerei, dondolano come le note di un carillon, infilzati in un improbabile sonaglio.L'impianto della tela è diviso cromaticamente in due metà: una banda verticale beige sulla sinistra, si oppone a una metà destra dal fondo grigio, divisa a sua volta in due strisce orizzontali in alto grigio più chiaro, in basso più scuro. La divisione spaziale tra il neutro grigio e il caldo beige è netta, senza sfumature, così come nel reale si oppongono vita e morte, terra e cielo; gli ossi di seppia volteggiano però sospesi, ondeggiando lievemente dall'uno all'altro settore, come solo i sogni, gli ideali possono fare. Analogamente agli ossi di seppia montaliani, ma diversamente da essi, gli ossi sono nelle intenzioni della pittrice, l'emblema della condizione umana, una condizione per così dire sublimata, in cui la tensione all'alto, le aspirazioni, la passione, l'ingegno possono innalzare l'uomo, riscattandone l'essenza corporea e terrena.
Paola Aretini
Sospensione
L'Enigma della Parallasse

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